Fino all'ultimo meme

Fino all'ultimo meme

E’ una mania che ha contagiato tutti. Partita dai social da anni, e poi diffusasi nel mondo fisico con linguaggi che sostanzialmente evocano gli stessi principi: la farsa.

Nessun argomento ha più la dignità di essere trattato seriamente per più di qualche rigo o per più di qualche minuto, a seconda del media che lo diffonde e della “voglia” del protagonista che lo affronta o commenta. La farsa prende il sopravvento sotto forma di meme internet o boutade televisivo-giornalistica.

Senza tregua!

Il dibattito ormai si conduce così: all’ultimo meme. Chi ne posta di più, chi ne impersona o evoca di più, vince.

Qualche mese fa parlai di “politica del fanciullino”. Ma la questione non è confinata alla politica e pervade ogni ambito del dibattito culturale: società, scienza, diritto, filosofia, argomenti insomma che di serietà ne desterebbero parecchia. Ma i contendenti preferiscono il confronto scimmiottando questa specie di satira per punzecchiarsi a vicenda, e strappare - molto raramente, in verità - qualche sorriso, magari anche amaro.

E’ lecito stemperare con intercalari, battute, meme internet, un dialogo condotto però con serietà e rigore, perché si tratta di virtuosismo dialettico utile a mantenere viva l’attenzione sulla serietà stessa del tema. Ma se questi intervalli diventano invece la via maestra del confronto e della comunicazione, abbiamo alterato il sinallagma del contraddittorio.

Il confronto è come un contratto tra le parti che decidono di comunicare e scambiarsi idee e vedute su argomenti importanti, e i principi di tale contratto dovrebbero essere la serietà sinallagmatica come in un rapporto di diritto tra prestazione e controprestazione, ancor più se uno dei soggetti è passivo (chi può solo leggere o ascoltare l’informazione, senza poter replicare). Una serietà qui non certo intesa come solennità. Già l'onestà intellettuale si è persa, ma perlomeno ci si deve vincolare all’obbligo di serietà reciproca, e perorare la propria causa con argomenti che, per quanto “disonesti”, possano essere contestati dalla controparte.

Invece ormai si assiste solo a questa roba.

La mania del Meme

Quello che vedete è diventato il gold standard della comunicazione e del confronto sui temi: un percularsi da mattina a sera!

Cosa può uscirne di buono?

Però si ride. Almeno chi riesce a cogliere il meglio dal peggio. E sicuramente si arretra culturalmente e intellettualmente. Si sperimenta la prima era dell’involuzione intellettiva basata su individui che ascoltano o osservano inebetiti, e poi corrono a cercare un meme analogo per rispondere. Un tritatutto di rimbecillimento generale che scatena anche insulti, rabbia, odio, tutto fuorché una conclusione apprezzabile, giusta o sbagliata che sia.

Sgomberate voi il campo da questo pattume dialogico, trovando delle trasmissioni, dei sani confronti, dei post social, in cui avvengano scambi fecondi e non guidati e interpretati attraverso la predominanza pressoché assoluta di svariati stupidi meme.

Io purtroppo osservo e constato questo degrado anche guardando con la sola coda dell’occhio.

Si deve scavare nel profondo, cercare riflessioni “profonde”, per sfuggire a questo declino comunicazionale. Bei discorsi ce ne sono e se ne fanno, però finendo spesso per essere lunghi e noiosi monologhi nascosti da qualche parte. Non dico come quello che sto scrivendo adesso, perché incenserei me stesso attribuendomi chissà che qualità (a parte annoiarvi, ma spero di no), mentre qui lo scopo è solo quello di allarmare! In questo caso non è sufficiente dire “riflettere” ma è proprio necessario “allarmare”, di fronte al nulla cosmico che ormai pervade ogni dialogo e confronto.

Questa malsana lotta all’ultimo meme, che più largamente è farsa mediatica, fino a poco tempo fa era confinata al confronto social tra utenti, al massimo con l’intervento degli organi di stampa digitali, che facevano da guest star di rilievo. Non coinvolgeva troppo i ruoli, le personalità, la classe dirigente in generale, già affetta dall’intollerabile retorica demagogica.

Il peggioramento che ha coinvolto praticamente ogni ruolo è avvenuto negli ultimi anni, con vero exploit in quest’ultimo. La comunicazione politica è stata in particolar modo protagonista assoluta della nuova “guerra dei bottoni”. E se nel famoso romanzo di Pergaud si trattava appunto di bottoni, fibbie e ogni altro sistema per tenere insieme gli indumenti dei malcapitati, qui Il bottino è il mero dileggio del pensiero avversario, tramite il quale fidelizzare saldamente il destinatario - fruitore - di tale comunicazione.

Non è solo un’esclusiva politica, e l’ho già detto. Ma intanto dobbiamo capire chi può essere il destinatario fidelizzabile in maniera così sciocca. Chi può ricevere un pensiero prevalentemente “satirico” (diciamo così) e persistente nella vuotezza di contenuti.

L’identikit di questo fruitore, sia esso elettore, consumatore o utente di un servizio, sembra rispecchiare le seguenti caratteristiche e preferenze (nella maggioranza assoluta dei casi sono presenti contemporaneamente tutte le caratteristiche in elenco):

  • I vaccini non lo entusiasmano
  • Spesso considera la scienza dogmatica e piegata ad altri interessi
  • Pensa che covid e pandemie siano in gran parte montature
  • E’ apatico in tema di responsabilità umana sul cambiamento climatico
  • E’ fortemente cattolico, quasi integralista
  • Non gradisce il dibattito sul relativismo culturale moderato
  • Non vede di buon occhio l’accoglienza dei migranti
  • Ritiene che gli italiani siano trattati peggio degli extracomunitari
  • Nutre simpatia, o è un vero fan, per le tesi del generale Vannacci
  • Non ha particolare simpatia per il welfare e la solidarietà sociale
  • Considera la famiglia un modello rigido e indiscutibile
  • Considera il rigore, il sacrificio e la gavetta, l’unico sistema educativo e formativo possibile
  • E’ passivo nei confronti della Costituzione
  • E’ giustizialista e garantista, a seconda dei casi
  • Ha una cultura del diritto molto limitata, e spesso insufficiente
  • Quasi sempre è un elettore di destra

Non sono state considerate altre caratteristiche border line (analfabetismo, etc.).

L’informazione caratterizzata dalla comunicazione-farsa, a colpi di meme, sembra principalmente destinata a questo genere di fruitore ritratto dall’elenco. Mentre per quel che riguarda il produttore di tale informazione, sia esso un politico, scienziato, personaggio pubblico in genere, egli si caratterizza dal fondare il suo pensiero su ideologie di destra.

Ciò non vuol dire che nel pensiero moderato o tendente a sinistra non vi sia un degrado culturale analogo, ma in tutta onestà ne colgo una frazione minima rispetto a quello apprezzabile sul versante orientato nella direzione opposta. Tutto questo è pacificamente verificabile. Basta accendere la tv e guardare come parlano i produttori d’informazione di destra (politici, personaggi, giornalisti), e allo stesso modo cosa postano sulle reti social, similmente al blando esempio che si vede nelle immagini viste prima.

E’ una forma di propaganda ridotta esclusivamente a slogan grotteschi e parodie.

Io credo che nessuno meriti di essere trattato così. Sono abbastanza dispiaciuto che il fruitore identificato nelle caratteristiche viste sopra riesca a farsi affascinare da questo genere di comunicazione sciocca e basata sul nulla. Ciò indipendentemente dal fatto che il ritratto non mi appartenga, nemmeno in una sola delle caratteristiche elencate, e che indubbiamente combatto; ma combatto impegnando molto la penna e molto poco i figurini, perché ho massimo rispetto per chi legge e ritengo di avere l’obbligo di fornire un pensiero il più chiaro possibile, anche a chi lo vuole eventualmente criticare.

Cercando di andare più a fondo sulla nociva tendenza che ci occupa, ho realizzato che quei produttori d’informazione non vogliono solo fidelizzare fruitori analfabeti (che ci sono sempre, ma non è di quelli che parliamo) ma è semplicemente il modello di comunicazione che trovano davvero più naturale. Un modello che non prevede vi sia nulla da spiegare e che non occorra alcuno sforzo per convincere, ma semplicemente - appunto - proclamare, perché no: “divertendo”.

Ne scrivo sollecitato anche da un post letto per caso su X (ex twitter), di un certo Francesco Giubilei, un giovane rampante di destra che spesso compare nei talk show televisivi, il quale si doleva con un articolo su “il Giornale” sintetizzando così:

Altroché nuova egemonia culturale della destra. Prendiamo Più libri più liberi, seconda fiera del libro italiana, il programma è del tutto sbilanciato a sinistra con Landini, Zerocalcare, Zaki e… Schlein. Servirebbe più presenza del mondo istituzionale conservatore. Su Il Giornale.

(X, post del 10/12/2023, Francesco Giubilei)

Ed è proprio qui che mi son detto, replicando a Giubilei, che esisteva un’evidente collegamento tra l’approccio dell’intellettuale che vuole comunicare davvero, e quello di un personaggio di destra che vuole principalmente proclamare.

Il pensiero di destra non sembra molto compatibile con riflessioni intellettuali, infatti se ne trovano ben poche e ancorate a un pragmatismo oggettivista talmente stringente da collocarli in un'area di pensiero extra-filosofico. Per essere ancora più chiari, il consevatorismo è radicalmente incompatibile con l'evoluzione umana, e quindi col progresso (termine "addebitato" alla sinistra), e dunque si fanno poche domande ferme a idee che si ritengono raggiunte e immutabili nella loro perfezione e naturalismo.

Dunque è oggettivamente difficile, se non impossibile, essere contemporaneamente intellettuali e di destra.

Peraltro, non esiste un pensiero storico che si sia sviluppato in maniera più o meno parallela alla filosofia tradizionale, partendo dall'epoca presocratica ai giorni nostri. Il pensiero di destra è presente unicamente in alcune tessere del puzzle più complesso e immane della filosofia etica e giusnaturalista, perché ovviamente se ne tiene conto (a differenza del pensiero "radicale" di destra).

Rebus sic standibus, non c'è nessun sbilanciamento a sinistra. E' il semplice e naturale sviluppo del pensiero che determina quello che per voi sarebbe "sbilanciato".

Probabilmente vi piace poco riflettere sulle cose.

(X, la mia replica al post precedente di Giubilei)*

L’argine di questo degrado comunicazionale non deve destare “gioia” in chi si oppone al pensiero di destra e trovasse così l’ennesima scusa per attaccarlo. Non è mai un bene quando ci si deve confrontare con una parte che si autolimita (nel caso migliore), e di fatto limita anche il perimetro del confronto. Ma la cosa forse peggiore è che si sta assistendo a un contagio evidente che esporta questo modello di comunicazione verso tutte le altre sponde di pensiero.

Il modello non presuppone alcuna fatica e quindi appare troppo attraente a tutti, il miglior modo per contrastare il pensiero altrui senza sbattimenti, attraverso figurini idioti o retorica demagogica spinta allo sfottò da talk show, sminuendo, dissacrando, irridendo.

Stiamo attenti! I fruitori (elettori, cittadini, utenti), devono pretendere di essere trattati come persone intelligenti, alle quali spiegare le cose per bene, con serietà e convincendoli con argomenti, e non stupidi meme.

Dissentire non basta.

Bisogna ricordarlo a chiunque stia abusando di questo genere di comunicazione; e sarebbe già sufficiente protestare ammonendoli sotto il loro post, anche, e specialmente, se si trattasse dei propri favoriti. Purtroppo non si può fare quando lo stesso genere di comunicazione viene mimata in tv e su altri media, ma almeno su internet, sui social - e non è poco - lì è possibile esprimersi e protestare pretendendo che vengano pubblicate informazioni apprezzabili.

Rendiamoci protagonisti interrompendo questa demagogia spinta all’estremo quale sistema d’indottrinamento per babbei!

Base foto: by Alex Yomare (yomare) da Pixabay

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P. Giovanni Vullo

In questa navicella spaziale, vado in giro a fare scoperte. Provo a capire come funziona. E ve lo racconto.