Qualcuno da amare

Qualcuno da amare

Solomon Burke, vescovo del blues e leggenda assoluta, se ne andava prematuramente nel 2010 all’età di 70 anni. Ma ci ha lasciato un patrimonio di interpretazioni uniche tra cui la sua iniezione di energia pura che ritroviamo nel pezzo “Everybody needs somebody to love”, del 1964.

Magari lo state già canticchiando, ed è spesso più immediato associarlo alle pittoresche evoluzioni di John Belushi che assieme a Dan Aykroyd e altri musicisti formavano l’inossidabile gruppo musicale dei The Blue Brothers. Se non avete visto almeno il film, impreziosito dal suo straordinario cast musicale, potrei addirittura arrabbiarmi. Anche perché nessuno può ritenersi troppo giovane per un genere senza età come il blues!

Everybody needs somebody to love, è un brano splendido già nel titolo: Tutti hanno bisogno di qualcuno da amare.

Influenzò tante altre canzoni famose. Ad esempio, se la vostra anima è più rock (dallo swing brillante) allora vi è anche venuto in mente “Somebody to love”, scritta da un’altra icona sacra della musica come Freddie Mercury, all’epoca ispirato dalla regina del soul Aretha Franklyn. In questo caso i Queen ci hanno deliziato con la loro corale impareggiabile e il ritmo struggente di una supplica elevata al cielo: Trovami qualcuno da amare.

Ma vediamo intanto cosa ci diceva Solomon nell’ultima strofa di Everybody needs somebody to love, attraverso l’inciso forse più bello e significativo del pezzo.

[Originale]

You know people, when you do find that somebody
Hold that woman, hold that man
Love him, please him, squeeze her, please her,
Hold, squeeze and please that person, give ‘em all your love
Signify your feelings with every gentle caress
Because it’s so important to have that special somebody
To hold, kiss, miss, squeeze and please

[Traduzione]

Sapete gente, quando trovate quel qualcuno
Tenete quella donna, tenete quell’uomo
Amatelo, pregatelo, stringetela, pregatela
Tenete, stringete e pregate quella persona, dategli tutto il vostro amore
Mostrate i vostri sentimenti con ogni carezza gentile
Perché è così importante avere quel qualcuno di speciale
Da tenere, baciare, perdere, stringere e pregare

Dall’altro lato, lo swing rockeggiante di Somebody to love e gli straordinari cori dei Queen che simulano cento voci cantando solo in tre, fin dalla prima strofa trasferisce il suo fervente messaggio all’ascoltatore. Una supplica ripetuta cercando anche significati alla propria esistenza privata di un amore a cui donarsi.

[Originale]

Can anybody find me somebody to love?
Each morning I get up I die a little
Can barely stand on my feet
(Take a look at yourself in the mirror) take a look in the mirror and I cry (and I cry)
Lord, what you're doing to me?
I have spent all my years in believing you
But I just can't get no relief, Lord
Somebody (somebody)
Oh, somebody (somebody)
Can anybody find me somebody to love?

[Traduzione]

Qualcuno può trovarmi qualcuno da amare?
Ooh, ogni mattina che mi alzo muoio un po'
Riesco a malapena a stare in piedi
(Dai un'occhiata a te stesso) Guardati allo specchio e piangi (e piangi)
Signore, cosa mi stai facendo? (Yeah Yeah)
Ho passato tutti i miei anni a crederti
Ma non riesco proprio a trovare sollievo, Signore
Qualcuno (qualcuno), ooh, qualcuno (qualcuno)
Qualcuno può trovarmi qualcuno da amare?

Nulla di tutto ciò può essere nuovo a un essere umano: la necessità di amare ancor prima di essere amati. La necessità di ringraziare la “fortuna” di poter amare qualcuno, e farne un così grande tesoro da ricordare e rispettare giorno per giorno, con tutto sé stessi.

Donare amore non annulla mai sé stessi, e serve anzi ad accrescersi. Si diventa più forti e ancora più rispettosi di sé. Ma solo se si è partiti per il verso giusto, in quella profonda e imprescindibile maturazione di un genuino amor proprio. Una virtù totalmente estranea all’egoismo ma necessaria per affrancarsi da tutto ciò che umilia e diminuisce un essere umano, rendendolo succube, schiavo, dipendente, prigioniero di messaggi e abitudini sbagliate della società.

Tutto questo dovremmo saperlo già bene.

Eppure sembra che manchi ugualmente una sufficiente coscienza e pratica di quest’ovvietà, che sarebbe l’amor proprio. Si è talmente poco forniti di tale virtù che paradossalmente occorre diventare egoisti per poterne godere un poco, finendo per danneggiare gli altri, “amandoli” per appagare unicamente sé stessi. Un amore tossico: che sia il prossimo, il partner, o perfino la passione per la vita e le cose che può offrire.

L’amor proprio insegna ad amare sinceramente chiunque e qualunque cosa si voglia fare. Il “qualcuno” da amare delle nostre canzoni, da tenersi stretto come scriveva Solomon, o da cercare fino alla supplica, come cantava Freddie. E se non si trova, o si lascia scappare, la ragione è spesso quella: non ci sappiamo amare, e non saremo mai bravi ad amare nulla e nessuno. La scintilla, la passione, non saranno che episodi confusi nel desiderio (conscio o inconscio) di possedere, piuttosto che amare.

La profonda comprensione dell’amor proprio apre a mille persone da amare e mille cose per cui appassionarsi. Non esiste solitudine nemmeno per l’eremita che entra in simbiosi con la natura e il pensiero, e dunque ama.

Ecco cosa si potrebbe apprezzare in quei mitici brani di blues e swing che dei grandi musicisti hanno declinato per sollecitare le nostre buone riflessioni: amare, sì, ma entrando all’interno di questo significato da comprendere che nessuna ricerca è possibile se prima non si sperimenta l’amore su sé stessi, e nessun possesso può essere l’obiettivo, dopo aver compiuto tale sperimentazione.

La maniera più ovvia per salvare questo mondo.

Capisco bene quanto sia difficile in un contesto sociale come quello che viviamo, dove scoprire qualcosa che funziona per riempire la pancia e le voglie diventa prioritario e prescinde da questa nostra riflessione. Può essere, allora, che si possa fare un specie di salto di qualità: amare l’umanità. Implicitamente vi è contenuto l’amor proprio; e un tale salto - chissà… - a quali magie e appagamenti può condurci, ciascuno con un’idea, un’azione, una vera e propria fissazione nel cercare e trovare nuovi sistemi di vita.

Questo magari possiamo farlo.

Base foto: “Gli amanti” di René Magritte (olio su tela, 1928), presso National Gallery of Australia e MoMA di New York

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P. Giovanni Vullo

In questa navicella spaziale, vado in giro a fare scoperte. Provo a capire come funziona. E ve lo racconto.