Dell’amore, della vita, del Genitore 1, del Genitore 2, della confusione!

Dell’amore, della vita, del Genitore 1, del Genitore 2, della confusione!

Leggo di una recente sentenza del Tribunale Civile di Roma che ha riconosciuto il diritto a una dicitura neutra sulla carta d’identità di una bambina. Non ha il “papà” e la “mamma” tradizionali, ma ci sarebbero due mamme, quindi sarebbe in effetti pure un falso in atto pubblico se il dipendente comunale scegliesse (a caso?) di mettere come “papà” una delle due mamme. E del resto non si può legalmente imporre a una delle mamme di dichiarare altrettanto falsamente di fare le veci del papà.

Quindi sotto il profilo del diritto non c’è nulla di cui stupirsi. Anzi, giova alla corretta identificazione delle persone, poiché si fissa in maniera molto trasparente, su un documento importante come quello di riconoscimento, l’esatta composizione familiare della piccola.

I giudici, a mio avviso, sono stati ineccepibili disapplicando il decreto “Salvini”, che risulta inadeguato e disallineato alla situazioni familiari legittime che si vengono a costituire sul nostro territorio. E’ anche piuttosto ovvio: se può legalmente esistere una famiglia con due mamme e una bambina, sarebbe profondamente illogico imporre che in quella famiglia – ai fini dei documenti di riconoscimento – le due mamme debbano identificarsi una come “madre” e l’altra come “padre”.

Il presupposto del decreto è semplicemente inesistente. E, come hanno ravvisato i giudici, creerebbe non pochi problemi di falsità.

Tanto è ovvia la sentenza che il Ministero dell’Interno avrebbe deciso di non impugnarla. Ma… c’è sempre un “ma”, sembra che il governo si sia già messo all’opera dichiarando: «La decisione sarà esaminata dal governo con particolare attenzione perché presenta evidenti problemi di esecuzione e mette a rischio il sistema di identificazione personale» (Fonte: “la Repubblica”, 16/11/2022).

Allora perché non l’hanno impugnata?

Tra l’altro, il timore (imprecisato) del governo cozza contro lo stesso timore (concreto) che hanno avuto i giudici. Staremo a vedere cosa s’inventeranno a palazzo Chigi.

Nel frattempo ci sono un paio di cose che ho notato, e di cui mi piacerebbe parlare qui. E mi piace anche farmi accompagnare dai due busti che vedete in foto, appartenenti all’imperatore romano Adriano insieme ad Antinoo. Quest’ultimo divinizzato e copiosamente rappresentato nella cultura che si susseguì all’epoca, quasi a rappresentare il “santo protettore” degli omosessuali. I due “pezzi grossi” dei loro tempi sono stati una delle più antiche coppie gay documentate, attorno al 128 d.c. Ci sono tracce ben più antiche di questa, ma insomma per dire che è storia vecchia. Molto vecchia.

Anzitutto, non so se la questione delle diciture “Genitore 1” e “Genitore 2” siano un’invenzione dei giornali o è davvero la decisione dei giudici in sostituzione di “padre” e “madre”. Io propenderei per un generico “Genitori”, da iscrivere uno dietro l’altro con un semplice punto e virgola per separarli. E per chi vuole essere identificato in un ruolo basta inserire un “Padre” e “Madre” fra parentesi accanto al nome. I numeri non hanno senso; anche se non sono certo lì per stabilire chi ha più valore o potestà genitoriale, però se si evita è certamente più corretto.

L’altra questione è morale.

Viviamo in un epoca in cui certe cose hanno perso la loro importanza morale, e non dobbiamo stupirci né dimenticare che la morale non è qualcosa di statico e imperturbabile, ma essa muta com’è giusto che sia e – si speraviene pian piano a coincidere con l’etica. Io amo distinguere tra le due cose poiché non sono affatto sinonimi: l’etica è la morale universale, rappresenta il codice di comportamento umano studiato e accettabile dall’intera specie, senza distinzione di pelle, religione, cultura e quant’altro. Riflessioni filosofiche condivise dal genere umano. Mentre la morale appartiene ai gruppi, come la morale di una dottrina religiosa, o di una particolare cultura, e può non coincidere con l’universalità dell’etica.

Quindi, per essere chiari, il fatto che una bambina non abbia un papà e una mamma tradizionali, può collidere con certe morali religiose, ma non con la morale universale, filosofica, che è l’etica. Infatti, non mi risulta che vi siano mai state riflessioni etiche ostative in tal senso.

E non ce ne sono nemmeno oggi. E questo ci consente di stare in pace con certe derive intellettuali, che d’intellettuale non hanno proprio nulla e sono, evidentemente, solo congetture moralistiche superate da tempo. Dal punto di vista etico, a un bambino occorre dare amore e garantire una formazione adeguata e compatibile con i valori del genere umano. Si formi una brava persona, altruista e di buona volontà.

Lo può fare la famiglia tradizionale, con mamma e papà, o chiunque altro. Lo sapete qual è il vero punto in questo caso? Certo che lo sapete, è l’AMORE!

Ci sarebbe poi quell’astratto timore sul consolidamento del genere a livello psicologico, ed è su questo punto “amorale” che fanno leva certi decreti insensati sotto il profilo giuridico. Che lo dicano, almeno! Ma se volessimo affrontare la questione, non ci sono in effetti prove che una famiglia diversa da mamma e papà influenzi psicologicamente il corretto sviluppo di genere del bambino. A dire il vero, non ho trovato traccie scientifiche di pregio ma teorie piuttosto isolate e astratte che formerebbero delle mere congetture. Pseudoscienza, insomma. Domani, però, questo potrebbe cambiare; quindi è ancor meglio osservare il rapporto tra rischio (psicologico) sull’ipotetico disordine di genere di un bambino adottato da coppia/omogenitore LGBTQIA+, rispetto al rischio (sempre psicologico) già misurabile del bambino che cresce in comunità.

Il risultato per adesso è scontato, per cui possiamo tornare a parlare dell’unica parola degna di nota: amore.

Se non si sa cosa sia l’amore, quasi siano le sue forme, e chi può dare amore a un’altra persona, allora è facile fare assurdi accostamenti come quello dell’”amore di mamma e papà”, unico sinonimo di “amore genitoriale”. Ora, io chiederei a chi fa tale accostamento di spiegare cosa diavolo voglia dire. Mi parli, anzitutto, del suo intendere e donare l’amore. In verità di tanto in tanto mi capita di leggere/ascoltare qualche parere da chi si oppone all’amore genitoriale diverso da mamma e papà. Ma se dovessi commentare il pregio di quegli argomenti finirei per scrivere un altro pippone nello stile del mio recente articolo sulla fantastica questione dell’essere “buoni con moderazione”.

Di cose strane se ne sentono. E mi viene in mento un altro recente pensiero che ho avuto modo di scrivere in merito alle “supercazzole”. Ma se cercate trovate tante roba che ho già scritto su quello che si dovrebbe intendere per ragionamento corretto, onestà intellettuale, divulgazione scientifica. Sono cose su cui insito tanto perché le ritengo tra i mali assoluti del nostro tempo. E non possiamo prendere sottogamba quell’essenziale necessità di dialogare e intendersi!

Dunque lo ribadisco. A chi si oppone all’amore genitoriale diverso da mamma e papà, parliamone! Fatemi capire perché vi opponete. Fatemi venire il dubbio, che è quello che in questo momento mi manca, per come ho imparato dalla letteratura, dalla filosofia, e dall’esperienza, cosa sia l’amore. E per come l’ho imparato e lo vivo, al momento mi risulta che CHIUNQUE può dare validamente amore a un bambino e accudirne tutte le necessità morali e materiali, anche fosse inizialmente una persona perfettamente estranea a esso (come un genitore adottivo). Posso sicuramente sbagliare; fatemelo sapere.

Ma permettetemi anche un’ultima piccola riflessione trasversale sull’argomento.

Io non nego di provare un lieve disagio, ora sempre minore, nel vedere due persone dello stesso sesso che si scambiano effusioni amorose. Ma penso che per loro sia normalissimo farlo, proprio perché esiste quel sentimento meraviglioso che si chiama Amore, che da qui in avanti scriverò in maiuscolo. Amore che prescinde da tutto.

Ora, sappiamo che nei diritti e doveri esistono priorità diverse; per esempio il diritto alla salute è più importante del dovere di lavorare, e se il datore di lavoro non ci assicura sicurezza noi abbiamo il diritto di astenerci.

Cosa cambia nella religione, ad esempio cattolica, quando ci si oppone alle coppie LGBTQIA+?

Mi risulta che Dio, e poi Gesù in maniera inequivocabile, ha posto l’Amore al massimo livello. Priorità assoluta. Mentre Gesù non è stato mai esplicito sull’omosessualità (non considero molto il vecchio testamento proprio perché molte cose sono state cambiate da Gesù, e tante altre sono ancora frutto di esegesi ermeneutica da secoli).

Se dunque l’Amore è al vertice della religione cattolica, il resto dipende da esso e non il contrario. Ciò significa che non si può confinare l’Amore in determinati ambiti, riducendo la sua portata e importanza al contesto in cui è vissuto, anziché il contrario.

Questo è l’effetto, quando non si riconosce l’unione delle coppie LGBTQIA+!

Poi c’è l’ipocrisia, come anche il contestare gli aspetti sessuali del rapporto d’amore, che non trovano veri riferimenti (rectius: divieti) che non siano interpretabili in un contesto vecchio di millenni, dove alcune pretese “volontà divine” (ma probabilmente di mano umanissima) avevano più a che fare con l’esigenza dell’evitare malattie. Come la legge di Mosè e la circoncisione, che Gesù ha cancellato ma che anche oggi si pratica quando necessario alla salute. Del resto è indubbio, anche ai giorni nostri, che i rapporti sessuali diversi da quelli che al momento ha stabilito madre natura, possano causare qualche problema addizionale, e a volte anche grave. Ma da tempo, queste coppie che si amano, possono farlo fino in fondo (dunque anche sessualmente) con le precauzioni e gli accorgimenti che la scienza offre loro.

Per la collettività, non gravano sui vari SSRR (già SSNN). Per la religione, visto che l’Amore è al primo posto e il lato sessuale ha perso la sua dottrina – mai avutache problema c’è ancora?

Aggiungerei che si contestavano anche i rapporti tra uomo e donna non finalizzati alla procreazione. Solo da poco si è repentinamente cambiato idea ammettendo che ci si può divertire quanto si vuole, purché all’interno del matrimonio. Un “purché” dev’esserci sempre, altrimenti dove sta il bello?!

Se queste non sono ipocrisie belle e buone, allora sono indubbiamente idee confuse. Confusissime.

Amatevi!

Che è l’unica cosa che conta.

Base foto: Busti di “Adriano e Antinoo”, foto di Carole Raddato (Francoforte - Germania), British Museum, Londra

Commenta e interagisci
Vai all'articolo su Facebook
Vai all'articolo su Twitter
Scrivimi
Dona un caffè
La donazione fa giungere questi pensieri a più persone possibili.
Gli algoritmi di ricerca su internet, e quelli preferenziali dei social, non premiano cultura, pluralismo e contenuti utili e interessanti, ma fanno prevalere le banalità, le popolarità, l'intrattenimento, e la supremazia di informazioni mainstream promosse anche da incenti investimenti pubblicitari.
Questo progetto sarebbe invisibile senza costanti investimenti di autopromozione.
CONDIVIDENDO l'articolo e segnalando il sito e i profili social, contribuirai ancora meglio.

Pubblicato da

pgv-mini.jpg

P. Giovanni Vullo

In questa navicella spaziale, vado in giro a fare scoperte. Provo a capire come funziona. E ve lo racconto.