Alla ricerca dell’eloquio perduto

Alla ricerca dell’eloquio perduto

Dobbiamo ripensare ai nostri toni.

Stiamo assimilando l'insensibile gazzarra con cui si narrano fatti, esprimono opinioni, raccontano storie. Urla, insulti, sfottò, disprezzo, nessuno che ragioni un poco.

E se la scrittura è pessima, l'oratoria è ancora peggio: superficiale, vuota, inutilmente retorica.

Pochi gli avveduti, che si perdono come “lacrime nella pioggia”.

Ma anche nel buon senso si arranca e spesso ci si costringe a urlare, perdendo le staffe. Si usa il sarcasmo, liquidando lo stolto: intellettualmente e finemente, ma liquidandolo.

Una scortesia può anche educare. Ma oggi contribuisce a mantenere basso il livello del confronto; se ne perde il senso e alimenta la caciara. E quella lacrima viene a fondersi totalmente con la pioggia… acida!

Nei toni. Si, anche nei toni è il caso di dare il buon esempio.

Base foto: Victoria Borodinova da Pixabay

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P. Giovanni Vullo

In questa navicella spaziale, vado in giro a fare scoperte. Provo a capire come funziona. E ve lo racconto.